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8 Novembre 2026

John Malkovich in Wild Horse Nine: l’ultima commedia nera di McDonagh

John Malkovich guida una commedia nera che trasforma la CIA cilena in una meditazione sulla fine

John Malkovich in Wild Horse Nine: l’ultima commedia nera di McDonagh

Nel 1973, mentre il Cile si avvicina al colpo di stato che rovescerà Salvador Allende, la CIA mantiene una presenza discreta ma decisiva a Santiago. Martin McDonagh sfrutta questo scenario per lanciare Wild Horse Nine, un film che si colloca a cavallo tra la dark comedy e il dramma esistenziale.

Il regista irlandese-britannico sceglie l’Isola di Pasqua come luogo di tregua forzata per due agenti veterani, trasformandola in un palcoscenico surreale dove la storia globale si scontra con le paure personali dei protagonisti.

Il contesto storico e la missione segreta a Santiago

Chris Carlisle (interpretato da John Malkovich) e Lee Chesterfield (Sam Rockwell) sono impiegati della CIA da più di un decennio, testimoni di operazioni covert dal Congo alla Baia dei Porci. Nel 1973 la loro specifica incarico è monitorare le elezioni cilene, raccogliere informazioni su Allende e preparare il terreno per l’intervento del 11 settembre.

Il capo dell’agenzia, MJ (interpretato da Steve Buscemi), ordina loro di recarsi sull’Isola di Pasqua per “riposarsi” prima dell’azione finale. La scelta dell’isola, famosa per i misteriosi Moai, non è casuale: i monumenti di pietra fungeranno da testimoni silenziosi di un dramma umano assai più piccolo rispetto alla vastità della storia.

Due spie, due destini: Chris e Lee

Chris è un spia filosofa alla fine dei suoi giorni: un cancro terminale ha cominciato a indebolire la sua memoria, costringendolo a trascrivere i ricordi su un dittafono nella speranza di lasciare una testimonianza. Lee, invece, è ancora in piena forma, ma si sente intrappolato tra la lealtà verso il collega di mille missioni e le direttive spietate del suo superiore.

I Moai come testimoni silenziosi

Le statue dell’Isola di Pasqua, imponenti e immobili, osservano le discussioni cariche di cinismo e le confessioni rubate al filo del tempo. In questo scenario, il paesaggio diventa una metafora visiva della permanenza delle azioni umane contro la fugacità della vita dei protagonisti.

Il rapporto tra i due uomini non è solo di cooperazione professionale: la loro conversazione è un duello verbale. Chris, consapevole della sua imminente morte, utilizza il registratore per catalogare non solo fatti operativi ma anche rimorsi, mentre Lee risponde con un misto di sarcasmo e affetto, rivelando un legame forgiato da decenni di segretezza e violenza.

Umorismo nero, dialoghi affilati e il peso della morte

Come è consuetudine in McDonagh, il copione è una cascata di battute taglienti, dove il grottesco si intreccia con il profondo senso di colpa. Le frasi di Chris, come “Avrei preferito uccidere qualche persona in meno e passare più tempo con i cavalli”, riassumono l’amara ironia che pervade l’intero film.

La regia alterna scene di cameratismo intimo a panorami aperti di Rapa Nui, creando un ritmo che passa dalla leggerezza comica alla gravità delle riflessioni sulla mortalità. Il lavoro di fotografia di Ben Davis valorizza il contrasto: i volti rugosi dei protagonisti contro il cielo azzurro e i volti di pietra dei Moai.

Il risultato è una commedia nera che non si limita a ridere delle atrocità della CIA, ma le usa per indagare il “costo personale” della violenza politica. Il film si chiude con un silenzioso ritorno alla realtà: le immagini dei cilindri di registrazione di Chris che si fermano gradualmente, simbolo della memoria che si spegne.

In sintesi, Wild Horse Nine è una pellicola che, pur mantenendo la leggerezza tipica delle opere di McDonagh, riesce a trasformare il grottesco in una meditazione sulla fine della vita, sull’amicizia e sull’inevitabile peso storico delle scelte individuali.

Autore

Chiara Lombardi

Chiara Lombardi, critica cinematografica con accrediti ai principali festival (Venezia, Roma), firma recensioni e analisi su film, registi e tendenze del grande schermo con rigore e passione per la settima arte.