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7 Novembre 2026

Wild Horse Nine: McDonagh tra vita, morte e memoria

Wild Horse Nine svela la fragile danza tra vita e morte di due agenti CIA

Wild Horse Nine: McDonagh tra vita, morte e memoria

Il nuovo lungometraggio di Martin McDonagh intitolato Wild Horse Nine si apre sulla tensione di un’America post-1960, quando due agenti della CIA, Chris (John Malkovich) e Lee (Sam Rockwell), si dirigono verso l’Isola di Pasqua per una missione di ricognizione politica. La cornice è il 1973, giorno del colpo di Stato cileno, e la narrazione intreccia le ombre di quel periodo con la personale consapevolezza di un uomo che sente il tempo scivolare via. Il regista usa il paesaggio isolano, dominato dalle enigmatiche statuette dei Moai, come metafora di un passato che incombe sulla memoria dei protagonisti.

Trama e sfondo storico: un viaggio nella memoria di un agente in declino

Chris, ormai anziano e gravato da una diagnosi di cancro, registra quotidianamente le proprie riflessioni su un registratore a nastro, una sorta di testamento sonoro. Il suo compagno Lee, più spavaldo ma altrettanto tormentato, lo accompagna in un itinerario che alterna visite turistiche a discussioni politiche su Salvador Allende e l’intervento statunitense in America Latina. Il viaggio non è solo fisico, ma diventa un percorso interiore dove le parole, a tratti ciniche e a tratti poetiche, rivelano una vulnerabilità nascosta sotto il guscio di un agente di spionaggio.

Il ruolo di John Malkovich: una performance che riecheggia la fragilità umana

L’interpretazione di John Malkovich è il cuore pulsante del film. Il suo Chris è un personaggio difficile da avvicinare: irritante, provocatorio e a tratti pericoloso, ma dotato di una sensibilità sorprendente che emerge nei momenti più intimi, come la lettura di una poesia dedicata a un cavallo. Malkovich riesce a trasformare ogni battuta in un gesto di autenticità, rendendo evidente la lotta interiore di un uomo che cerca di lasciare un segno prima di scomparire.

Dynamic fra i protagonisti: cinismo, tenerezza e una profonda amicizia

Il dialogo tra Chris e Lee oscilla tra il sarcasmo più tagliente e la tenerezza più inaspettata. Sam Rockwell offre una controparte equilibrata: la sua presenza smorza la tensione, ma non per questo ne diminuisce la carica drammatica. La loro interazione mette in luce il tema centrale del film: la consapevolezza di un tempo limitato e il coraggio di affrontare le proprie contraddizioni. Mentre Chris si affanna a raccontare aneddoti e a scrivere la propria “memoria”, Lee si dimostra l’unico a sopportare il peso di quelle confessioni, evidenziando così la fragilità del legame tra due persone segnate dal loro operato.

Le critiche politiche nascoste tra le battute

McDonagh non si limita a costruire una commedia nera; inserisce sprazzi di riflessione sul ruolo dell’America nella storia recente. Un dibattito a colazione sul perché i paesi “gay” producono formaggi migliori degli Stati Uniti sfocia in una più ampia considerazione sull’interventismo americano e le sue conseguenze. Nonostante la sceneggiatura a tratti si avventuri in monologhi che ricordano Seven Psychopaths o In Bruges, il regista mantiene una coerenza tematica che lega i discorsi più folli alla critica sociale.

Valutazione complessiva: un agrodolce equilibrio tra risata e rimpianto

Nel complesso, Wild Horse Nine è un film che si colloca tra la commedia nera tipica di McDonagh e la drammatica introspezione di The Banshees of Inisherin. Le sequenze più divertenti, come la discussione su formaggi, convivono con momenti di struggente malinconia, come l’ultimo gesto di Chris di voler lasciar un memoriale audio. La regalità della pellicola sta nella capacità di far emergere, attraverso dialoghi affilati, la consapevolezza che il vero privilegio non è la quantità di tempo a disposizione, ma la capacità di valorizzarlo. Una performance memorabile di Malkovich, supportata da Rockwell, rende questo film un candidato serio per premi internazionali, pur mantenendo una struttura narrativa che, sebbene talvolta frammentaria, riesce a tenere incollato lo spettatore fino all’ultima nota del registratore.

Autore

Matteo Pellegrino

Matteo Pellegrino ha organizzato una sfilata pop-up nei vicoli del Quartieri Spagnoli per promuovere giovani designer; è editorialista moda che cura rubriche su artigianato e tendenze locali. Nato a Napoli, conserva bozze di pattern e appunti presi nelle sartorie di via Toledo.