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Recensioni 2026: Spider-Man, Oceania, The Dog Stars e Monica

Spider‑Man: Brand New Day apre nuove strade, Oceania si perde nella CGI, mentre The Dog Stars e Monica mostrano volti diversi del cinema 2026.

Il 2026 si è confermato un anno ricco di uscite che hanno attirato l’attenzione del pubblico globale, spaziando dal super-eroe più amato al dramma indipendente. Tra le proposte più discusse troviamo il nuovo capitolo di Spider-Man il tanto atteso live-action di Oceania il post-apocalittico The Dog Stars di Ridley Scott e il delicato racconto Monica di Andrea Pallaoro.

Ogni titolo ha generato un clima di attesa diverso e, una volta proiettato sul grande schermo, ha suscitato reazioni che spaziano dall’entusiasmo al disappunto. In questo articolo si analizzano i punti di forza, le debolezze e le scelte narrative che hanno influenzato il consenso critico.

Spider-Man: Brand New Day, tra rinascita Marvel e critiche contrastanti

Il quarto film con Tom Holland nella pelle di Peter Parker, Spider-Man: Brand New Day ha scalato la terza posizione nella classifica dei maggiori incassi mondiali, una cifra calcolata sui ricavi senza rettifica inflazionistica.

La trama riprende gli avvenimenti di Avengers: Endgame e aggiunge una svolta originale: Doctor Strange cancella ogni traccia di Peter dalla memoria collettiva, lasciandolo solo nella sua lotta contro la criminalità.

Coreografie, emozioni e le cadute di ritmo

Le scene d’azione, orchestrate dal regista di Shang-Chi mostrano una plasticità coreografica che rende i duelli più dinamici rispetto ai capitoli precedenti, mentre la città di New York viene dipinta come un vero personaggio.

Tuttavia, una durata di 145 minuti si traduce spesso in sequenze lente, e la scrittura talvolta appare infantile, con colpi di scena poco convincenti. La breve apparizione di Hulk sembra più una cortesia per i fan che un elemento narrativo rilevante.

Oceania (Moana) in live-action: splendore visivo a scapito della sostanza

Il regista Thomas Kail, noto per i musical teatrali, ha tentato di trasporre l’animazione di Disney in formato reale, ma il risultato si aggiunge alla lista dei rifacimenti poco riusciti. Con una durata di 115 minuti, il film spende più della metà del tempo per impostare la storia di Vaiana, figlia del capo di un’isola polinesiana, e la sua ricerca del semidio Maui, interpretato da Dwayne Johnson.

Problemi di ritmo e interpretazione

Il ritmo iniziale è lento: quasi trenta minuti sono dedicati a stabilire l’atmosfera, facendo scivolare lo spettatore nel torpore. Le performance vocali, soprattutto di Johnson, risultano forzate, e il doppiaggio italiano non riesce a catturare la spavalderia del personaggio. Solo nella seconda metà, con l’incontro del granchio gigante e il climax finale, il film recupera un po’ di energia, ma l’uso eccessivo di CGI rende l’intera esperienza più fredda rispetto all’originale animato.

The Dog Stars e Monica: due visioni indipendenti del cinema contemporaneo

Il veterano Ridley Scott porta sullo schermo The Dog Stars ambientato nel Colorado del 2035, dove una pandemia ha spazzato via gran parte della popolazione. Il film segue Hig, ex meccanico, e il suo cane Jasper mentre cercano segni di civiltà tra le rovine. La narrazione si concentra sulla solitudine, la colpa e la speranza, supportata da una colonna sonora di Hozier che accentua la malinconia del protagonista.

Parallelamente, Monica di Andrea Pallaoro racconta il ritorno di una donna trans alla casa di famiglia per assistere alla madre morente. Con un approccio minimalista, il regista utilizza inquadrature strette sui volti per trasmettere emozioni attraverso silenzi e pause, richiedendo allo spettatore di colmare gli spazi narrativi. Sebbene richieda pazienza, il film offre una profonda riflessione sull’identità e sul legame familiare.

Scritto da Chiara Lombardi

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