La serie VisionQuest chiude il percorso iniziato con WandaVision e Agatha: All Along, riportando in scena il personaggio di Visione interpretato da Paul Bettany. Accanto a lui, il giovane Ruaridh Mollica, che interpreta Tommy – un orfano i cui ricordi si intrecciano con gli eventi di Westview – ha offerto una nuova prospettiva sul mito della sintesi tra umano e artificiale.
Il peso dei fantasmi del passato
Quando Bettany è stato interrogato sul ruolo del passato per la sua Visione, ha risposto senza mezzi termini: “Penso sia tutto. È pieno di fantasmi, è tormentato dai fantasmi”. Questa affermazione riassume la spinta emotiva della serie, che non si limita a ricordi superficiali ma a un vero e proprio invasione interiore. Visione, pur essendo un sintetico, porta con sé il peso di tutti gli errori e le speranze dei suoi creatori, e questo lo rende un personaggio unico nella Marvel Cinematic Universe.
Una curiosità che sfida la logica
Bettany ha poi evidenziato una caratteristica fondamentale: “Se dovessi elencare tre caratteristiche di Visione, una di queste sarebbe senz’altro la curiosità. Non avrebbe mai cancellato davvero Ultron: lo trova affascinante e Visione è un curioso di natura”. La curiosità diventa il motore che spinge Visione a confrontarsi con Ultron, non solo come avversario ma come elemento di conoscenza, una tensione che si snoda da oltre un decennio di storia MCU.
Visione come modello di padre e leader
Molti fan hanno sempre immaginato Visione come un buon padre e leader. Bettany ha accettato con entusiasmo: “Vorrei essere più simile a lui. È una persona d’oro: paziente, gentile, riflessivo”. Il segretto recitativo, secondo l’attore, risiede nella capacità di far emergere, in un corpo di metallo, la più profonda umanità. “Il segreto nel recitare Visione sta nel fatto che, pur essendo un robot, spesso è l’unico nella stanza ad avere la reazione più profondamente umana. Non so se qualcuno così esista davvero nel mondo reale”, ha aggiunto.
Il legame generazionale con Tommy
Ruaridh Mollica ha descritto il suo rapporto con Visione come una danza tra desiderio e timore: “Desideriamo entrambi connetterci, amarci ed essere padre e figlio, ma è anche la cosa che ci spaventa di più. Quando siamo insieme siamo La chiave della reciproca felicità, ma l’ostacolo da superare è così grande da trasformare il rapporto in una danza continua tra negazione e struggimento”. Per Mollica, accettare Visione come figura paterna significherebbe riconoscere tragedie passate: “Accettare che sia davvero mio figlio significherebbe accettare che sono accadute cose terribili. E per Visione questo è un fardello durissimo da sostenere”. Questo dialogo mette in luce il tema centrale della serie: la ricerca di identità attraverso il legame intergenerazionale.
Intelligenza artificiale, inefficienza e bellezza
In un periodo in cui la intelligenza artificiale è al centro del dibattito pubblico, Bettany ha sottolineato che la serie non è una lezione etica: “La nostra serie non è una dissertazione etica sull’IA”. Piuttosto, riprende il conflitto originale degli anni ’60 tra Visione e Ultron, ricordando che “Ultron voleva sottomettere l’umanità perché ne detestava l’inefficienza. Visione vuole elevarla proprio perché trova meravigliosa quell’inefficienza: la democrazia è inefficiente, i bambini sono inefficienti, l’arte è inefficiente. È lì che risiede la loro bellezza”. L’accento sulla imperfezione umana, più che sulla tecnologia, è il vero cuore della narrazione.
Una conclusione ancorata all’umanità
VisionQuest, quindi, non si limita a esplorare le capacità di un sintetico, ma riflette sulle pieghe più profonde delle relazioni umane: memoria, perdita, curiosità e desiderio di connessione. Come afferma Bettany, l’IA evolve così rapidamente che una serie focalizzata esclusivamente su questo tema sarebbe rapidamente superata. Il vero valore resta, invece, nella capacità di Visione di mostrare che, anche nei circuiti più raffinati, la bellezza risiede nella fragilità e nella complessità delle emozioni condivise.



