Joika: a un passo dal sogno, la storia vera di Joy Womack

Joika: a un passo dal sogno racconta la vera storia della prima ballerina americana ad essere ammessa alla durissima Bolshoi Ballet Academy di Mosca.

Il regista James Napier Robertson porta sul grande schermo la storia della ballerina americana Joy Womack e trasporta il pubblico nel lato oscuro del mondo della danza. Il film uscirà nelle sale italiane il 2 novembre, la redazione di Notizie.it lo ha visto in anteprima.

Joika: a un passo dal sogno di James Napier Robertson: la trama

Il film segue la vicenda di Joy Womack (Talia Ryder), la prima ballerina americana ad essere stata ammessa alla durissima Bolshoi Ballet Academy di Mosca. Qui si dovrà scontrare con il rigore e la severità della scuola russa e, in particolare, della sua inflessibile insegnante, Tatiyana Volkova (Diane Kruger). Oltre alla pressione psicologica a cui la sottoporranno le lezioni, Joy sarà costretta a subire la forte competizione con le altre allieve.

Un romanzo di formazione ossessivo

In Joika, il sofferto bildungsroman della protagonista parte dall’infanzia di Joy, fino ad arrivare a mostrare le sue rinunce personali e brutali per coronare il suo sogno.

La storia vera della ballerina americana viene interpretata dal regista neozelandese James Napier Robertson in maniera cupa, ma allo stesso tempo appassionata. Mostra al pubblico, infatti, il trasformarsi di un sogno in ossessione, mantenendo sempre il punto di vista di Joy: i primi piani insistenti sul viso tormentato di Talia Ryder avvicinano lo spettatore all’esperienza della ragazza. Tuttavia, il film rimane in qualche modo poco coinvolgente. Forse proprio perché la fissazione della ballerina sul suo obiettivo è talmente ostinata da rendere il lungometraggio stesso quasi ossessivo.

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“Balli come un’americana”

Joika rivela la freddezza di un mondo in cui non bastano le capacità e il talento di un atleta. Il balletto russo richiede letteralmente anima e corpo: dall’abbandono di famiglia, amicizie e terra natale fino ai sacrifici fisici. Per poter entrare a far parte della Bolshoi Ballet Academy di Mosca, Joy è costretta a lasciare the land of the free, l’America nella quale è cresciuta, coi suoi valori e le sue leggerezze, per inserirsi in una cultura totalmente diversa, più fredda e severa. La Russia di Joika è perfettamente riassunta nel personaggio di Diane Kruger: la celebre e glaciale ballerina Tatiyana Volkova. Le pressioni psicologiche a cui sottopone la protagonista e le altre ragazze, le routine serratissime e le dinamiche di competizione sleale che mette in gioco sono a dir poco spietate. Nonostante questo, Kruger riesce a dare al suo personaggio un tono di ambigua umanità. L’interpretazione di Ryder, invece, risulta più passionale: Joy è disposta davvero a tutto per raggiungere il suo obiettivo, anche ad annullarsi e a riscrivere se stessa. Questa sua dedizione la porta ad un indurimento caratteriale che culmina nel decadimento del corpo sul finale del film.

Un classico biopic

La Russia di James Napier Robertson ha una fotografia desaturata, che ricalca il rigore di Mosca in maniera forse fin troppo didascalica. Il ritmo serrato di alcune sequenze di montaggio riesce a tenere incollati allo schermo. Il regista, tuttavia, non sperimenta molto dal punto di vista della modalità di narrazione, non osa. Il paragone con film come Il cigno nero di Darren Aronofsky è inevitabile e Joika non arriva a raggiungere quel tipo di livello tecnico – e di coinvolgimento dello spettatore.

In ogni caso, il regista neozelandese riesce a confezionare un buon biopic, anche con l’aiuto della stessa Joy Womack, che ha collaborato nella realizzazione del film.

Scritto da Sofia Granata

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